Attualità Auto elettriche -L’ultima caxxata arriva dalla Svizzera: le vogliono tassare
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Vita dura, anzi no, elettrizzante, per i proprietari di auto elettriche in Svizzera. Pardon, di elettrodomestici viaggianti…

Poteva la Svizzera, terra di banche, banchieri e tabaccai, poterci “smenare” dei soldi a causa della tanto esaltata transizione ecologica? Quella secondo la quale, a partire dal 2035, obbligherà tutte le case automobilistiche a vendere in Europa solo ed esclusivamente elettrodomestici? Certo che no! Ma entriamo nello specifico: la Svizzera, di fatto, sta incominciando a spremere come limoni tutti i proprietari di automobili elettriche. I politici elvetici, infatti, vogliono introdurre una sostanziosa tassa sui veicoli elettrici per… recuperare un po' di soldi persi.

Il Consiglio federale elvetico ha già chiesto ai Dipartimenti coinvolti di esaminare la possibilità di una nuova tassa e di presentare una proposta entro la fine del 2023. In sostanza, verrebbero colpite da quest’imposta non solo le auto elettriche, ma anche gli altri veicoli alimentati a carburanti alternativi e a zero emissioni che non contribuiscono più al rimpinguarsi delle casse federali. Strano ma vero, esistono anche in Svizzera le tasse sui carburanti, benzina e diesel, il cui ricavato viene utilizzato principalmente per la costruzione e la manutenzione della rete stradale (mentre in Italia, viste le condizioni di strade e autostrade, mi sa che se le imbosca qualcuno).

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Con le auto elettriche, che dal 2021 in Svizzera hanno raggiunto una quota di mercato pari al 10%, il governo ha iniziato ad allarmarsi in vista di entrate minori, quindi ecco giustificata la decisione di tassare le vetture più green. In pratica, più aumenta il numero di auto elettriche e/o elettrificate viaggianti sulle strade svizzere, più la Svizzera incassa meno soldi.

Secondo delle prime indiscrezioni, la tassa consisterebbe in un importo fisso per chilometro percorso, più un altro importo variabile in base alla categoria del veicolo. La nuova tassa non entrerebbe in vigore prima del 2030, e richiederebbe un emendamento costituzionale, quindi, secondo il sistema svizzero di democrazia diretta, dovrebbe affrontare un referendum. La cosa brutta è che, di questo ennesimo furto, si incomincia a parlarne mentre il timore è che in Italia, in particolare a Roma, qualcuno decida di “copiare” questa brutta idea e decida di “accelerare” i tempi. In fondo, questi politici, piuttosto di pensare a fare del bene alla gente comune, pensano solamente a conservare le poltrone, a sparar cazzate e ad accumulare soldi…

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