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Domanda: avendo una 2CV decapottabile, quattro porte, quattro posti, con un grande bagagliaio e un motore di 425 cc in grado di erogare 12 CV di potenza, come ottenere un veicolo a trazione integrale, che non perda la propria leggerezza e le sue qualità?
Sti cazzi (si può scrivere?)! E’ un’impresa piuttosto difficile e complicata. In realtà, la soluzione, era già stata trovata da un funambolico inventore francese che aveva applicato un secondo motore alle ruote posteriori ma senza risolvere alcuni problemi di sincronizzazione dei due propulsori.
La richiesta di una versione “tout terrein” della 2CV da parte della Compagnie Française des Pétroles (più tardi nota come Total) per le prospezioni in Algeria, unita a quelle delle maggiori imprese statali francesi, come le Poste e il Corpo Forestale, convinsero Citroën a prendere in mano quello strano progetto e rielaborarlo, allo scopo di produrre una certa quantità di 2CV capaci di rispondere alle esigenze di questi particolari clienti, oltre che dei privati che già usavano le prime 2CV per andare alla scoperta del mondo.
Il primo dei due prototipi della 2CV Sahara, come fu battezzata la piccola integrale di Citroën, fu collaudato tra febbraio e marzo del 1958, seguito da un secondo che iniziò i collaudi alla fine dello stesso anno e un terzo, più o meno definitivo, che diede prova delle sue capacità dopo l’agosto del ‘59.
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A fronte di un aspetto generale simile a quello delle normali 2CV, le Sahara erano assemblate su un telaio specifico, dotato di rinforzi adatti alle maggiori sollecitazioni previste nell’impiego “off road”, con una carrozzeria specifica che non fu aggiornata come avvenne per le normali berline proprio nel 1960. La 2CV Sahara rimase quindi uguale alle prime versioni, con cofano “onduline”, portiere anteriori specifiche (con accesso ai due serbatoi collocati sotto i sedili anteriori), con il cofano posteriore modificato per consentire il raffreddamento del secondo propulsore, una plancia fatta apposta, con due chiavi e due pulsanti di avviamento e quanto necessario alla configurazione dei due motori che potevano essere usati simultaneamente o solo l’anteriore, con il secondo disinserito grazie alla frizione centrifuga che lo poneva “in folle” sotto ai 1000 giri/minuto.
Ciascun propulsore disponeva di un suo cambio/differenziale, azionati da una unica leva. Anche l’acceleratore era unito in un unico comando a pedale, mentre i freni erano rinforzati, con quattro tamburi montati due davanti e due dietro, all’uscita dei differenziali.
Il prezzo di vendita della nuova vettura, che grazie alla sua leggerezza era capace di imprese impossibili per ogni altro veicolo della stessa classe, fu fissato in 815.000 franchi dell’epoca. Ovvero più del costo di due 2CV “normali”. Questo prezzo era dovuto certamente alla piccola diffusione prevista per questo veicolo ed alla sofisticata tecnologia di cui era dotato. Alla prova dei fatti, la 2CV Sahara, più che efficace, si rivelò formidabile! Non c’era terreno, fosse fango o la sabbia del deserto, capace di arrestarla: grazie alla trazione integrale e alla sua straordinaria leggerezza (pur dotata di due motori, non pesava che 735 chilogrammi!) era in grado di galleggiare su ogni tipo di fondo, togliendosi d’impaccio in ogni circostanza senza alcuno sforzo particolare. Quando poi la trazione integrale non era necessaria, bastava girare la chiave e spegnere il motore posteriore, per trasformarla nella solita, familiare e pacifica 2CV.
Pensata per i deserti dell’Algeria, fu la fida compagna di avventure di (facoltosi) appassionati ad ogni angolo del pianeta, inclusa la Francia continentale e quando l’Algeria proclamò la sua indipendenza, con la benedizione del presidente francese Charles De Gaulle, nel 1962, la Citroën 2CV a trazione integrale si limitò a cambiare nome, diventando semplicemente 2CV 4x4 (anche se nel cuore di tutti rimase sempre la 2CV Sahara) e fu ancora prodotta fino al 1966 in 694 esemplari.
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Silvio - 29 Sep 2021
Ingegno e semplicità.